L'Europa in Autobus: simbolo di una crisi di identità

© Immagine – riproduzione non autorizzata vietata.
“L’Europa in autobus”: simbolo di una crisi di identità
Editoriale di Michele Interrante
C’è qualcosa di tristemente emblematico nel vedere Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, arrivare al palazzo del Governo cinese... in corriera.
Non è solo una questione di forma. È una fotografia perfetta della sostanza: un’Europa che fa la voce grossa con i propri cittadini ma si piega davanti ai potenti del mondo. Un’Europa che multa i contadini, impone regolamenti asfissianti a chi lavora, predica a senso unico i suoi “valori” a chi è già in difficoltà… salvo poi farsi portare in pullman, in silenzio e con lo sguardo basso, davanti a chi tiene davvero le redini della geopolitica mondiale.
Non è la prima volta. Tempo fa, fu Erdogan a umiliare pubblicamente von der Leyen, facendola restare in piedi mentre il presidente del Consiglio europeo prendeva posto accanto al Sultano turco. Ora, la Cina. Domani, chissà.
La questione non è personale. La questione è politica. È simbolica. È identitaria.
Un potere che non comanda
L’Unione Europea si comporta come quei dirigenti aziendali che hanno perso l’autorevolezza ma vogliono mantenere il controllo: puniscono i dipendenti, riducono le pause, aumentano le sanzioni... ma quando si trovano al tavolo con i veri padroni, abbassano il capo.
Il pullman cinese è diventato un triste emblema: l’Europa non guida più, viene trasportata. Non tratta da pari, ma si fa accompagnare come un visitatore secondario.
Questa non è solo una questione diplomatica: è una diagnosi clinica sullo stato di salute dell’identità europea. Un’identità che, mentre cancella le radici cristiane, disprezza le tradizioni nazionali e impone regolamenti da burocrazia ottusa, si ritrova senza voce quando si tratta di affermare sé stessa in un mondo che cambia con durezza.
L’arroganza dell’impotenza
C’è un paradosso profondo nel comportamento della UE: quanto più è debole fuori, tanto più è aggressiva dentro. Arrogante con i propri popoli, umile con i veri interlocutori globali. Non è questa l’Europa dei padri fondatori. Non è questa l’Europa della civiltà, del diritto, del pensiero libero, del rispetto reciproco.
Un’Europa senza spina dorsale non sarà mai una guida morale. E un potere che non rispetta i propri popoli, non sarà mai rispettato nel mondo.
Riscoprire l’Europa delle radici, non quella delle imposizioni
È ora di dirlo chiaramente: serve un’altra Europa. Un’Europa che sappia rappresentare i cittadini, non solo i vertici. Che abbia il coraggio di difendere chi produce, chi coltiva, chi educa, chi costruisce. Che sappia parlare al mondo con dignità e fermezza, non con sudditanza e remissività.
Quella corriera non è solo un mezzo di trasporto. È una metafora: o l’Europa torna alla guida della propria storia, o sarà solo passeggera di un viaggio deciso da altri.
Conclusione
Chi vuole davvero il bene dell’Europa deve smettere di celebrarne le caricature istituzionali e iniziare a difenderne l’anima vera. Quella delle comunità, delle persone, dei popoli liberi. Il rispetto si conquista con il coraggio, non con le corriere.
© Riproduzione riservata

